La psicoterapia strategica è l’approccio elettivo che utilizzo in terapia, al quale mi sono formata attraverso un master specifico.
Questo approccio è caratterizzato da un mix di pragmaticità, creatività e rigore scientifico metodologico, che si declina attraverso l’utilizzo di protocolli scientificamente validati per il trattamento di numerose importanti psicopatologie, tra le quali gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo compulsivo, le fobie, i disturbi alimentari.
1-Psicoterapia strategica: un po’ di storia
La psicoterapia strategica nasce negli anni ’70 presso il Mental Research Institute (MRI) di Palo Alto, in California dal lavoro pionieristico di Paul Watzlawick (1921-2007) psicologo, sociologo e filosofo austriaco, e dei suoi colleghi.
La psicoterapia strategica affonda le sue radici nella teoria della comunicazione di Gregory Bateson, nell’ipnosi di Milton Erickson e nel costruttivismo radicale – per cui non esiste una realtà oggettiva, ma esistono tante realtà quante sono le persone che la percepiscono – nella teoria dei sistemi (E. von Bertalanffy), nella logica strategica (J. Elster, N. Da Costa, G. Nardone) e nella moderna teoria dei giochi (J. von Neumann).
Il modello moderno di psicoterapia strategica si sviluppa in Italia negli anni ’90 grazie al lavoro magistrale di ricerca-intervento svolto da Giorgio Nardone, fondatore, insieme a Paul Watzlawick, del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, maestro indiscusso e direttore della scuola di specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica.
2-Il costrutto chiave: la tentata soluzione che alimenta il problema
Il costrutto operativo centrale della psicoterapia strategia è quello di “tentata soluzione che alimenta il problema”, ovvero ciò che la persona e il contesto in cui è inserita mette in atto con l’intento di soluzionare il problema di cui soffre, ma che fallisce nel suo intento, andando a mantenere e-o peggiorare la problematica.
Formulato originariamente dal gruppo di ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto (1974), si è successivamente evoluto in quello di sistema percettivo-reattivo formulato da Giorgio Nardone .
Da tale costrutto si evince chiaramente che ciò che differenzia la terapia strategica dalle altre tipologie di psicoterapia, è il focus sul come funziona il problema che porta la persona in terapia, anziché sul perchè la persona si trova ad avere un determinato problema.
La terapia strategica prende infatti avvio proprio sull’analisi delle tentate soluzioni che il paziente agisce nel presente, e quindi sulle modalità (come) di persistenza del problema, anziché sulla ricerca delle cause della problematica, modus operandi di molti altri approcci terapeutici. Sono le soluzioni a spiegare i problemi e non viceversa .
Il focus sul presente è un fattore decisivo nel favorire la risoluzione del problema in breve tempo.
3-Gli strumenti della psicoterapia strategica
La psicoterapia strategica attinge i suoi strumenti principali nell’arte persuasoria dei sofisti, nelle antiche pratiche del buddhismo zen e nell’arte cinese degli stratagemmi, così come nell’antica arte greca della métis.
Il dialogo strategico tra terapeuta e paziente, condito da tecniche di ipnosi senza trance, e da contenuti quali aforismi e aneddoti calzati sul problema- è lo strumento cardine della terapia strategica.
Esso riveste una funzione cruciale nel creare alleanza e persuadere alla messa in atto delle “prescrizioni” da agire tra una seduta e l’altra.
Scopo di tali prescrizioni-altro strumento caratterizzante l’approccio strategico- è favorire il cambio “casuale” di percezione da parte del paziente sulla sua realtà problematica, fattore cruciale nel determinare il cambiamento-obiettivo della terapia.
4-Come avviene il cambiamento in terapia strategica
Il problem solving strategico
Se c’è un problema c’è anche la sua soluzione.
Il metodo di cui si avvale la psicoterapia strategica per trovare la soluzione al problema che il paziente porta in seduta è il problem solving strategico, riassumibile nei seguenti step:
- 1-Definire il problema
- 2-concordare l’obiettivo
- 3-analisi delle tentate soluzioni
- 4-prescrizioni varie calzate sul problema e fondate su stratagemmi fondati su logiche non ordinarie
- 5- aggiustare progressivamente il tiro
- 6-soluzione
A differenza di altri approcci psicoterapeutici dove viene attribuita importanza fondamentale al pensiero e alla sua modifica quale leva da premere per favorire il cambiamento, in terapia strategica è l’azione che riveste tale importanza.
Se vuoi vedere, fai: il cambiamento è figlio dell’agire, un agire differente rispetto a ciò che è sempre stato fatto, e che viene sapientemente guidato dal terapeuta in modo che venga esperito dal paziente come casuale e naturale, un “solcare il mare all’insaputa del cielo” .
Tale azione produce potenti conseguenze sul piano percettivo – quindi quello del sentire – favorendo la cosiddetta esperienza emozionale-correttiva nel paziente- che è proprio il fattore cruciale che permette il cambiamento.
Il cambiamento è quindi frutto dell’agire che porta ad un nuovo sentire e quindi a sviluppare nuove percezioni, che sono le basi su cui ciascuno costruisce la propria realtà e verità.
Il genio altro non è che la capacità di guardare la realtà da prospettive non ordinarie. William James
Questo cambiamento di prospettiva avviene attraverso prescrizioni di comportamento dirette, indirette o paradossali (es.; chiedere di incrementare un comportamento con l’obiettivo di ridurlo).
A seconda della risposta alla prescrizione, il terapeuta decide se proseguire su quella base o modificare la prescrizione. Il principio è quello per cui è il problema a definire la sua soluzione, che si apprende cammin facendo, e non applicandovi una teoria prestabilita.

È in tale accezione che la psicoterapia strategica può essere paragonata ad una partita a scacchi, dove paziente e terapeuta collaborano per mettere in scacco il problema.
Le “mosse” del terapeuta sono rappresentate dalle prescrizioni pratici da eseguire tra una seduta e l’altra, mentre le contromosse sono le reazioni del paziente alle prescrizioni e i risultati delle stesse.
La strategia cambia in base alla reazione. Il risultato finale è lo scacco matto al problema, che porta al cambiamento desiderato.
5-Quanto dura un percorso di psicoterapia strategica?
La psicoterapia strategica è un approccio terapeutico breve, che si propone di apportare un cambiamento importante sbloccando la problematica già entro una decina di sedute, indipendentemente dalla durata e persistenza della problematica portata in terapia.
Per favorire tale risultato è fondamentale che il terapeuta e il paziente concordino da subito l’obiettivo terapeutico da raggiungere attraverso il percorso, un obiettivo SMART, quindi Specifico, Misurabile, Achieveble- raggiungibile, Rilevant-rilevante e Time based – temporizzato, che permetta al paziente di potersi accorgere chiaramente di averlo raggiunto.
Hai un problema che non riesci a risolvere e che ti causa sofferenza?
Soffri di una problematica da molto tempo e hai ormai perso le speranze rispetto ad una sua possibile estinzione?
La psicoterapia strategica è la risposta a queste domande!
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