Un approccio integrato per la prevenzione e la cura
La mindfulness rappresenta uno strumento complementare alla terapia per la cura e la prevenzione delle dipendenze comportamentali, dette anche dipendenze senza sostanza o addiction, di cui mi occupo nella mia pratica clinica (per approfondire:Dipendenze) .
Dipendenze Comportamentali e tossicodipendenze
La dipendenza può essere definita come la dedizione a una sostanza o a un’attività atta a ridurre la sofferenza o aumentare il piacere, che porta a perdere il controllo relativamente alle occasioni, alla frequenza e alla durata della fruizione, con conseguente progressiva impossibilità di gestire la propria vita. (Denizet- Lewis,2009 )
Il carattere distintivo della dipendenza è l’incapacità del soggetto che lo attua di mitigare il comportamento nonostante le conseguenze negative.
La ricerca e le esperienze soggettive emerse dai gruppi di auto-aiuto evidenziano che i comportamenti e i processi della dipendenza sono volti a dare piacere, rappresentano una via d’uscita dallo sconforto e dalla sofferenza e sono caratterizzati da impotenza e discontrollo.
Quando si parla di dipendenza patologica solitamente la prima associazione che viene in mente è quella alle tossicodipendenze, ovvero alle dipendenze da sostanze psicoattive, alcool e droghe.
In verità il concetto comprende anche le cosiddette dipendenze comportamentali, quelle che non prevedono l’utilizzo di sostanze, sebbene possano coesistere con la tossicodipendenza.
Tra le addiction, la più nota è quella da gioco d’azzardo, che l’ultima versione del DSM, il DSM V, il Manuale Diagnostico dei disturbi mentali, annovera tra le dipendenze comportamentali .

Le altre dipendenze comportamentali, tra cui vi sono ad esempio la dipendenza da cibo, da esercizio fisico, da shopping, da internet…- non hanno ancora un inquadramento nosografico e diagnostico definito, in quanto il loro studio è attualmente in progress attraverso varie ricerche scientifiche.
Quello che la ricerca scientifica ha finora dimostrato è però che i meccanismi sottesi alla dipendenza comportamentale sono gli stessi delle tossicodipendenze, e di conseguenza anche la cura delle stesse avrà degli aspetti in comune: l’unica discriminante è la componente medica che caratterizza esclusivamente le tossicodipendenze.
Ma vediamo nello specifico cosa caratterizza le dipendenze comportamentali .
Dipendenze comportamentali: le caratteristiche
“La differenza tra un sano entusiasmo, sebbene eccessivo, e la dipendenza patologica è che i sani entusiasmi arricchiscono la vita, mentre le addiction la impoveriscono”
Griffiths 2005
Le dipendenze comportamentali sono dipendenze patologiche in cui l’oggetto della dipendenza è un comportamento- come ad esempio l’esercizio fisico, l’alimentarsi, il sesso, la fruizione dei social e di internet, lo shopping – che viene ripetuto in maniera compulsiva e sregolata, con lo scopo di ottenere piacere e alleviare stati d’animo negativi.

Griffith (2005) definisce un’addiction comportamentale sulla base di sei aspetti fondamentali:
- Preminenza: la fissazione comportamentale, cognitiva ed emotiva all’oggetto di dipendenza
- Influenza sul tono dell’umore: la dipendenza migliora momentaneamente l’umore producendo gratificazione immediata
- Tolleranza: la necessita di aumentare la quantità e l’intensità dei comportamenti di dipendenza
- Sintomi da astinenza: sensazioni psico fisiche spiacevoli quando si riduce la possibilità di mettere in atto la dipendenza
- Conflitto: problemi interpersonali con gli altri e intra personali con se stessi causati dalla dipendenza
- Recidiva: la ricaduta dopo un periodo di astensione.
Dipendenze comportamentali: le cause
È universalmente riconosciuto che il modello di riferimento per la comprensione dell’eziologia (cioè delle cause) della patologia comportamentale sia il modello bio-psico-sociale.
La componente biologica è relativa alle componenti ereditarie e alle modifiche cerebrali che comporta l’addiction.
La componente psicologica, attinente alla sfera emotiva, cognitiva e comportamentale, definisce la dipendenza come strumento atto a ridurre la sofferenza –ad esempio la depressione- e permettere l’esperienza del piacere.
Dal punto di vista psicologico vi è una interconnessione tra affettività , dipendenza psicologica e controllo cognitivo (il modello ABC della terapia cognitivo comportamentale, Affect- Behavioral addiction – Cognitive control).
In particolare la base comune delle dipendenze sarebbe una “disregolazione emotiva” che si tradurrebbe nell’ incapacità di modulare o contenere l’affettività negativa determinando la tendenza a intraprendere un comportamento da addiction per facilitare la regolazione emotiva.
La dipendenza si pone dunque come “auto-cura” fallimentare alla sofferenza emotiva e viene mantenuta sulla base della perdita del controllo cognitivo che si verifica a causa del prevalere dei meccanismi del circuito cerebrale della ricompensa sulle funzioni cognitive superiori.
Il soggetto dipendente sta cercando di evitare qualcosa e si illude che il comportamento da cui dipende possa pienamente soddisfare le sue necessità emotive. Invece questo è soddisfabile solo attraverso relazioni interpersonali reali.
Caratteristica dei soggetti che sviluppano una dipendenza è anche la scarsa capacità di posticipare la soddisfazione di un piacere.
E’ stato inoltre studiato che tra le cause della dipenenza possa esserci un desiderio di distrazione e o fuga dalla realtà, e che la dipendenza possa svilupparsi in conseguenza di traumi non superati.
Gli studiosi hanno inoltre individuato una comorbidità con disturbi di personalità i disturbi distimici (dell’umore) e di ansia, oltre alla presenza di una scarsa autostima.
“L’uomo è un animale sociale” diceva Arisotele: la componente sociale relativa all’ambiente famigliare, alla rete di frequentazioni e di amicizie e culturale è un fattore imprescindibile da considerare relativamente all’inizio e al mantenimento della condotta di dipendenza.
Non è infatti un caso che il trattamento delle dipendenze si avvalga anche dei gruppi di auto mutuo aiuto, in cui la dimensione sociale che permette la condivisione dei vissuti e delle esperienze favorisce l’esito positivo del trattamento.
Dipendenze comportamentali: il mantenimento
Due sono le dimensioni psicologiche che gli studiosi ritengono essere cruciali nello sviluppo e nel mantenimento della dipendenza: l’impulsività e la compulsività.
In particolare l’impulsività– definibile come una predisposizione disadattiva alle reazioni rapide, ridotta inibizione motoria o delle risposte, risposta automatica alle pressioni o agli impulsi, avversione per il ritardo, insensibilità ai processi compensativi dilazionati e mancanza di riflessione nel prendere decisioni – determinerebbe l’avvio della dipendenza.
La compulsività, definibile come un comportamento impulsivo persistente inappropriato per la situazione e privo di una relazione evidente con l’obiettivo generale, ne determinerebbe invece il mantenimento.
Mentre l’impulsività può essere definita come un aspetto della personalità, la compulsività è definibile nei termini di conseguenza comportamentale di ciò che la dipendenza attua a livello di modifiche neuro cerebrali.
Dipendenze comportamentali: il meccanismo della dipendenza
La dipendenza è una patologia che interessa a livello neurologico il cosiddetto circuito della ricompensa situato nel cervello.
Il circuito della ricompensa rinforza fisiologicamente comportamenti importanti per la sopravvivenza, come alimentarsi, riprodursi e socializzare: la piacevolezza che connota questi comportamenti costituisce per l’individuo uno stimolo alla loro ripetizione, proprio ai fini della sopravvivenza.
Gli oggetti di dipendenza, siano essi sostanze o comportamenti, producono il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore cerebrale che viene rilasciato quando il cervello si aspetta una ricompensa o a fronte di un’esperienza piacevole, e alterano in questo modo l’equilibrio del sistema della ricompensa.

Il ripetuto rilascio della dopamina a fronte della ripetizione di determinati comportamenti (es, d’acquisto, il mangiare determinati cibi..) favorisce l’instaurarsi della dipendenza psicologica: l’individuo sviluppa un desiderio incontrollabile di ripetere l’esperienza comportamentale, e si impegna con tutte le sue forze per concretizzarla nonostante le conseguenze negative che provoca negli ambiti della sua vita.
Così come per le sostanze, anche le dipendenze comportamentali sono caratterizzate dallo sviluppo della tolleranza, fatto che determina la necessità di dosi sempre massicce dell’oggetto della dipendenza per ottenere lo stesso grado di gratificazione.
Dipendenze comportamentali: curarle con la Mindfulness
Coerentemente col modello eziologico integrato che spiega le dipendenze, anche il trattamento delle dipendenze si avvale di un’integrazione di tecniche e approcci.
La terapia più efficace per la cura delle dipendenze è quindi senza dubbio multidisciplinare e integrata. Tuttavia numerose evidenze scientifiche sostengono che l’approccio terapeutico più efficace sia quello cognitivo comportamentale, che contempla attraverso il modello A-B-C (Affect-Behavioral addiction- Cognitive control ) un’analisi delle dimensioni dell’affetto alle radici della dipendenza, del comportamento di dipendenza e del controllo cognitivo come strategia per fronteggiare le ricadute.
Accanto a questo tipo di approccio sempre più le evidenze scientifiche dimostrano l’efficacia nell’affiancarvi approcci fondati sulla meditazione e la spiritualità, come la pratica dello yoga, che permette di entrare in contatto con la propria interiorità, e la mindfulness. Nella mia pratica clinica utilizzo con efficacia per la cura delle dipendenze il modello cognitivo comportamentale, integrato con la mindfulness (clicca qui per approfondire: Dipendenze).
In particolare la mindfulness, tecnica ideata da Jon Kabat-Zinn (1982) , che si concentra sul momento presente con l’intento di guardare a sé e al mondo in modo obiettivo- si prefigge, nelle dipendenze, di ridurre il desiderio intenso e la pulsione a perpetuare il ciclo della dipendenza.
IL modello elettivo per la cura delle dipendenze attraverso la mindfulness è il Mindfulness Based Relapse Prevention (MBRP) un intervento psicoeducazionale di gruppo della durata di 8 settimane fondato su presupposti analoghi a quelli del programma MBSR per il trattamento del dolore cronico.
Tali pratiche possono essere riproposte anche nella pratica clinica individuale.
Dipendenze Comportamentali e guargione: il ruolo della Mindfulness
Una delle parole chiave della mindfulness è “accettazione”: il punto di partenza è proprio quello di accettare i propri vissuti emotivi imparando a starci, anziché camuffarli attraverso oggetti o sostanze che allontanano solo illusoriamente la sofferenza emotiva.
Attraverso la pratica meditativa continuativa la mindfulness produce cambiamenti neuroplastici a livello del cervello da cui dipenderebbe l’inibizione del comportamento di addiction.
Praticare la mindfulness permette inoltre di bloccare la compulsione a ripetere il comportamento della dipendenza in quanto permette di sostituire la reazione o l’impulso a fare con una risposta ponderata, grazie allo sviluppo della consapevolezza.
Per questo motivo la mindfulness è utile nella prevenzione delle recidive in quanto permette di inserire la consapevolezza tra lo stimolo e la risposta, rompendo la compulsione automatica a riprodurre il comportamento patologico.

Secondo Witkiewitz (2012) le basi neurobiologiche della prevenzione delle recidive con la meditazione consapevole sono rappresentate da possibili cambiamenti dei sistemi di compensazione , del circuito della dipendenza e dei sistemi di controllo pre frontali.
In particolare la maggiore consapevolezza del momento presente determina una ridotta reattività emotiva ai segnali evocati dal desiderio intenso; inoltre cambiamenti a livello delle funzioni esecutive , delle funzioni attentive e cognitive contribuiscono alla modulazione dei centri di compensazione sottostanti.
Nella mia pratica clinica utilizzo la mindfulness come strumento di integrazione alla terapia, in quanto permette di apprendere una forma mentis che permette di fare delle scelte consapevoli piuttosto che in balia di emozioni o desideri immediati. La Mindfulness
La mindfulness consente di sviluppare una relazione col dolore fisico e mentale che ne riduce la portata psicologica negativa sviluppando un atteggiamento di accettazione.(per approfondire la mindfulness leggi il mio articolo Mindfulness e cura del corpo).
In particolare, per quanto riguarda il trattamento delle dipendenze, la mindfulness consente di fare luce:
- su ciò che innesca il comportamento della dipendenza
- sulle emozioni e gli stati stati d’animo che tale comportamento si propone di alleviare
- sulle conseguenze che ne derivano.
Quindi permette sviluppare la capacità di rispondere anziché reagire, con conseguenze positive a livello trasversale della propria vita.
Dott.ssa Laura Volontieri psicologa e psicoterapeuta- Mindfulness Educator certificata IPHM (link per approfondireChi sono)


