L’aborto spontaneo : come affrontarlo per superarlo

Indice: L’aborto spontaneo : come affrontarlo per superarlo

Cos’è l’aborto spontaneo e quali sono le sue cause

Si definisce aborto spontaneo l’espulsione dal corpo materno di un embrione o feto entro le prime 24 settimane di gravidanza. Circa il 98% degli aborti spontanei avviene nelle prime 13 settimane di gravidanza.

I dati scientifici dimostrano che tale perdita è molto comune, in quanto interessa circa il 15% delle

gravidanze.

Una buona metà degli aborti spontanei che avvengono nel primo trimestre avviene a causa di anomalie cromosomiche, che rendono impossibile lo sviluppo dell’embrione e quindi della gravidanza.

Questi sono dati scientifici. Continua a leggere l’articolo se vuoi scoprire invece il lato psicologico connesso all’aborto, e come favorire il suo superamento.

L’aborto spontaneo: cosa comporta dal punto di vista psicologico

Quando una gravidanza, seppur nelle primissime sue fasi, si arresta in maniera spontanea, la coppia che vive tale situazione si trova improvvisamente a dover gestire sentimenti dolorosi connessi alla perdita.

Tali sentimenti sono molto simili a quelli che si provano quando si perde una persona cara.

La scoperta di una gravidanza, infatti, porta con sé tutta una serie di vissuti, emozioni e aspettative relative al figlio che verrà, che inizia ad essere fantasticato; la coppia si riorganizza sulla base di una nuova progettualità.

L’aborto spontaneo porta la coppia a dover abbandonare improvvisamente, seppur non definitivamente, tale progetto: la coppia vede il suo “sogno” infrangersi, sperimentando uno stato di impotenza.

Incredulità dapprima, rabbia e disperazione poi, rimuginazione e ricerca della causa – come se una causa potesse in qualche modo alleviare la sofferenza – sono le fasi che attraversa la coppia nell’affrontare questo evento.

L’aborto spontaneo: uomo e donna lo vivono in modo differente

Finora ho parlato della coppia genitoriale quale protagonista dell’aborto spontaneo: ora voglio però concentrarmi sui vissuti della donna che lo vive in prima persona. A fare diretta esperienza della gravidanza e della sua interruzione è infatti la donna, che vive tali esperienze a livello concreto e tangibile nel suo corpo, oltre che nella sua psiche.

Non voglio sminuire né lasciare intendere che l’uomo non sia coinvolto in tale sofferenza, anzi, molti studi evidenziano che anche gli uomini toccati dall’esperienza dell’aborto spontaneo sviluppano reazioni ansiose e depressive, seppur in percentuale inferiore rispetto alle donne.

L’esperienza dell’aborto spontaneo passa infatti dal corpo della donna, la quale si trova ad essere spettatrice impotente di un evento di cui non ha il controllo. A differenza dell’evento nascita, in cui la donna riesce ad essere protagonista, con il futuro bambino.

Ci sono poi casi in cui l’aborto richiede interventi chirurgici e/o medici attraverso l’assunzione di farmaci appositi, che possono portare la donna a sviluppare ulteriore sfiducia nel proprio corpo e a sentirsi ancor più vittima, in un ruolo totalmente passivo.

Per tutti questi motivi, una donna che vive la drammatica esperienza dell’aborto spontaneo va aiutata e sostenuta dal punto di vista psicologico.

L’aborto spontaneo: come affrontarlo dal punto di vista psicologico

Ognuno vive il dolore a modo suo. Ciò che permette di superare il dolore è viverlo, e quindi, anche in questo caso è necessario che la donna si senta compresa e legittimata nella sua sofferenza.

E a tale scopo è fondamentale che il personale medico e sanitario che si trova ad avere a che fare con una donna che sta vivendo l’esperienza dell’aborto spontaneo supporti la donna anche psicologicamente, senza mai sminuire ciò che sta provando.

La nostra società purtroppo fatica a riconoscere questa sofferenza, non si parla molto di aborto spontaneo , spesso manca nei pronto soccorsi un supporto psicologico alla donna che si trova ad affrontare l’interruzione spontanea di gravidanza e gli interventi medici a suo supporto, quando l’aborto non procede completamente in maniera naturale. La donna si sente spesso dire frasi che non mostrano comprensione né empatia, volte a sdrammatizzare , che provocano però in lei maggiore frustrazione e sofferenza. Non è infatti certo sdrammatizzando il dolore che si prova che lo si può superare, ma validandolo, mostrando comprensione e empatia, legittimando un umore deflesso, la rabbia e il nervosismo. E questo è importante che lo sappiano – e soprattutto che lo mettano in pratica –  le persone vicine alla donna, e che la donna stessa si autorizzi a soffrire, senza volere a tutti i costi far finta di niente, distrarsi, o non pensarci (che poi, sforzarsi di non pensare a qualcosa porta a pensarlo più intensamente).

Una metafora che può aiutare a comprendere cosa intendo è quello della ferita. Non è non curandola che farà meno male. Ma osservandola, medicandola , anche se può fare male, e occupandosene con costanza giorno dopo giorno. Rimarrà la cicatrice, ma non sanguinerà più.

Se invece si teme di guardare in faccia la realtà, quindi di occuparsi della propria ferita  perché ciò potrebbe portare sofferenza, si rischia che la ferita si infetti, con tutte le complicazioni possibili. Allo stesso modo tentare di evitare la sofferenza provocata dall’aborto spontaneo, espone al rischio elevato di sviluppare paure, depressione, ansie e sintomi di vario tipo.

Per poter rielaborare l’accaduto e quindi superarlo, è invece necessario dedicarvi del tempo, lasciare fluire le emozioni ad esso collegate, confrontarsi con chi lo ha vissuto, confidarsi con chi non lo ha vissuto, leggere libri sull’argomento (ad. esempio: “Quando la gravidanza si interrompe” di Giorgia Cozza), partecipare a gruppi di auto mutuo aiuto sull’argomento (Ciao Lapo è un’associazione che si occupa proprio di questo). Condividere l’accaduto permette di sentirsi meno soli, di scoprire che molte persone l’hanno vissuto, di dar voce alle emozioni e alle esperienze e di integrarle quindi nella propria storia.

Per riconnettersi al proprio corpo e prendersene cura può essere poi molto efficace praticare gradualmente esercizio fisico aerobico a bassa intensità, come la camminata, il nuoto e la corsa, meglio se immersi nella natura.

Un ottimo aiuto deriva poi dalla pratica della mindfullness , che permette di sviluppare accettazione, compassione e non giudizio nei confronti di sé e dell’evento, imparando a sentire il proprio corpo e ad amarlo.

L’aborto spontaneo: superarlo attraverso la psicoterapia

Chiaramente un percorso di psicoterapia è quanto di più efficace vi sia per rielaborare l’accaduto e superarlo, soprattutto nel momento in cui i fisiologici vissuti depressivi e ansiosi conseguenti all’aborto non si affievoliscono col passare del tempo.

In quanto esperta in Psicologia perinatale mi occupo di queste tematiche attraverso consulenze e psicoterapia individuali e di coppia: se stai vivendo un evento di questo tipo, o senti di non averlo ancora elaborato, puoi Cliccare qui per prenotare il tuo primo appuntamento.

La psicoterapia permette di evitare la trappola del senso di colpa, in cui spesso le donne cadono pensando di avere una responsabilità in merito all’accaduto.

È scientificamente provato che gli aborti spontanei non sono prevenibili né controllabili in alcun modo. Seppur ci siano fattori e condotte che possono favorirlo, come ad esempio il fumare, il consumo di droghe, il consumo massiccio di caffeina, l’elevata età materna, esercizi fisici intensi tali da provocare contrazioni uterine, la maggior parte degli aborti spontanei sono eventi fisiologici sui quali la donna non ha alcun potere.

Quindi il senso di colpa, non ha ragion d’essere, e anzi è importante che la donna venga accompagnata da subito a ristrutturare false credenze collegate alla percezione di avere una responsabilità in merito all’aborto spontaneo, in quanto il senso di colpa può portare a sviluppare uno stato depressivo anche importante, che può esitare in condotte autolesioniste e dare origine ad altri disturbi psicologici connessi al sé, invalidando la vita personale e relazionale.

La psicoterapia, rivolta alla donna o alla coppia a seconda del bisogno, favorendo la rielaborazione dell’evento permette inoltre di affrontare un’eventuale successiva gravidanza in maniera più serena e consapevole, affrontando quel ventaglio di emozioni contrastanti che spesso accompagnano, soprattutto nei primi mesi, la coppia che affronta una gravidanza successiva all’aborto.

Un aborto è un’esperienza negativa che nessuno si augura di vivere.

Superare la sofferenza dell’aborto spontaneo permette di  tracciare una linea di confine tra un prima e un dopo, dove la donna diviene più consapevole di limiti e sofferenze, ma anche più conscia della sua forza.

Laura Volontieri psicologa e psicoterapeuta

Psicologa Psicoterapeuta Legnano

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