I genitori: le radici di oggi, le ali di domani

Indice: I genitori: le radici di oggi, le ali di domani

La sfida dell’educare i propri figli con CONSAPEVOLEZZA nella prima infanzia

“Compito dei genitori è donare due cose ai figli: le radici e le ali”
Proverbio del Quebec

Uno dei compiti fondamentali dei genitori è educare dei propri figli.

Un approccio educativo consapevole fin dalla prima infanzia è di fondamentale importanza nel favorire uno sviluppo psicologicamente sano nei propri figli, e permette di gettare le basi per lo sviluppo dell’autostima.

Ma cosa significa educare?

La parola “educare” deriva dal latino e-ducere che significa “condurre, tirare fuori”. Educare significa guidare nella crescita lasciando l’individuo libero di esprimere la propria personalità e i propri talenti entro dei limiti,  rappresentati delle regole, che i bambini richiedono fisiologicamente e che gli permettono di interiorizzare la preziosissima capacità di autoregolazione.

Il presupposto di un’educazione efficace è la relazione affettiva : noi genitori dobbiamo tenere a mente che i bambini ascoltano le regole di chi li ama.. di chi li accoglie, li ascolta e fornisce loro spiegazioni.  Imporre, ricattare e punire – modi di “educare” mutuati da stili educativi che potremmo aver subito noi stessi da bambini – non sono strategie efficaci a tale scopo, perché minano il legame genitori-figli .

La relazione è rappresentata metaforicamente dalle  “radici” che costituiscono quella stabilità e sicurezza che deriva dal sentirsi amati che è il presupposto dello sviluppo dell’autostima (“le ali”), ciò che consente alle persone di riuscire a realizzarsi nella vita , di divenire adulti sicuri di sé, indipendenti e resilienti.

Come fare allora per educare i nostri figli in modo che crescano sicuri di sé e con una buona autostima?

  1. Osserviamoli:
    i nostri figli non sono adulti in miniatura: hanno competenze, percezioni (ad esempio quella del tempo: il bambino durante la prima infanzia conosce solo il tempo presente, ed è per questo motivo che mal tollera l’attesa), priorità, interessi differenti dai nostri.

    Per costruire una relazione significativa con i nostri figli, fondata sull’amore e sul rispetto è fondamentale – e questo vale per ogni relazione – conoscere e  accettare queste differenze e rispettarle, “scendendo dal piedistallo” di una presunta superiorità e imparare a fare insieme ai nostri bambini. Rendiamoli partecipi delle nostre attività e coinvolgiamoli.

    I nostri figli hanno inoltre competenze differenti dalle nostre, ad esempio a livello delle capacità cognitive ed emotive. Ad esempio, la modalità dei nostri figli di esprimere le loro emozioni : a differenza dell’adulto che ha la capacità di verbalizzarle oltre che di agirle, i nostri figli quando sono piccoli, le agiscono e basta, spesso in modalità esplosiva (i cosiddetti “capricci”).

    Aiutarli a verbalizzare l’emozione e rielaborarla, senza svalutarla; chiedere loro il motivo della loro arrabbiatura o tristezza; riuscire a tollerare che l’emozione faccia il suo corso, fornire loro una spiegazione del “NO” e un’alternativa costruttiva, sono azioni che hanno un valore, in quanto insegnano a tollerare attesa e frustrazione, e a saper gestire le emozioni – una capacità che si rivelerà preziosissima nel corso di tutta la vita.
    Perché si impara da piccoli ad essere resilienti, nel senso di riuscire ad affrontare gli ostacoli uscendone rafforzati.
  2. Empatizziamo con i vissuti dei nostri figli.
    Proviamo a metterci nei loro panni e a guardare il mondo dalla loro altezza, con i loro occhi. Ci accorgeremo che la realtà  che ci circonda non è a prova di bambino, ma è per certi aspetti inaccessibile. Noi adulti possiamo aiutare i nostri figli a comprenderla mettendoci nella posizione del “mediatore”, aiutandoli a capire, e a fare, prima insieme a noi, e poi da soli. Empatizzare significa anche accogliere le emozioni validandole e dandogli un nome, senza mai svalutarle o ridicolizzarle. I motivi che portano i nostri figli ad essere tristi o arrabbiati in maniera eclatante potrebbero per noi essere irrilevanti. Ma non per loro. L’emozione non può essere giusta o sbagliata, è naturale, e fa fatta fluire accogliendola nel suo significato.
  3. Agiamo, ma consapevolmente!
    Quando ci impegniamo nello svolgimento di un compito per noi importante, l’ingrediente di base è la consapevolezza di quello che facciamo: siamo lucidamente presenti a noi stessi e coscienti di ogni azione che compiamo per raggiungere lo scopo che ci siamo prefissati.

Ecco, l’educazione è un’impresa troppo importante per non essere fatta con consapevolezza!

La prima consapevolezza da sviluppare è quella che noi genitori siamo il primo fondamentale esempio per i nostri figli.

Educhiamo attraverso le nostre parole, ma soprattutto attraverso i nostri comportamenti dei quali i nostri figli sono spettatori. Educhiamo quando non siamo consapevoli di farlo.

Insegniamo ai nostri figli come comportarsi attraverso i nostri comportamenti. Per fare un esempio, un bambino abituato a dire “grazie”, non lo è perché glielo dice il genitore, ma perché ha un genitore che a sua volta è abituato a ringraziare.

È fondamentale quindi imparare ad auto osservarsi e a fermarsi, per poter sviluppare l’attitudine a rispondere consapevolmente- anziché reagire impulsivamente a situazioni ad alto impatto emotivo (ad esempio conflittuali) che potrebbero portarci a comportamenti potenzialmente diseducativi per i nostri figli. Educare, in questa prospettiva,  diventa quindi giorno dopo giorno una sfida a migliorarsi come persone per poter essere i genitori che i nostri figli meritano.

La consapevolezza si declina anche nella capacità di riuscire a stare nel tempo presente con i nostri bambini in maniera autentica, senza distrazioni, ma concentrati nel qui ed ora, in linea con l’approccio Mindfulness alla vita . Il tempo che trascorriamo con i nostri figli vale più di qualsiasi costoso giocattolo che possiamo regalargli, perché concorre alla costruzione della relazione.

Significa inoltre essere consapevoli che i nostri modi di relazionarci in maniera automatica con i nostri figli sono il risultato dell’educazione che abbiamo ricevuto.

Attraverso il percorso di sostegno alla genitorialità(clicca qui Sostegno alla genitorialità per maggiori info )è possibile favorire la presa di consapevolezza, migliorare l’efficacia, la padronanza della propria funzione genitoriale e potenziare del benessere nella relazione con i propri figli e all’interno della coppia genitoriale.

La genitorialità è una sfida meravigliosa e faticosa al miglioramento di sé.

Non coglierla significa perdere un’occasione di crescere come persone.

Dott.ssa Laura Volontieri psicologa legnano

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