Il disturbo ossessivo compulsivo: se lo conosci ti fa meno paura

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Che cos’è il disturbo ossessivo compulsivo

Il doc, ovvero disturbo ossessivo compulsivo, è uno dei disturbi più invalidanti in quanto deteriora estremamente la qualità della vita di chi ne soffre e rende difficile se non impossibile svolgere le normali azioni quotidiane.

È caratterizzato, a livello cognitivo, dalla presenza di ossessioni, cioè pensieri ricorrenti, immagini o impulsi intrusivi e involontari di cui il paziente si sente vittima e a livello comportamentale dalle compulsioni,  comportamenti ritualizzati messi in atto allo scopo di placare l’ansia provocata dalle ossessioni.

Le ossessioni sono percepite come incontrollabili e attengono alla sfera del disgusto e del fastidio. Alcuni esempi di ossessioni sono l’ossessione per la contaminazione quindi per lo sporco, l’ossessione per la pulizia, l’ossessione per le malattie, l’ossessione del controllo. Le ossessioni sono generate dal dubbio – il cosiddetto dubbio patologico – ad esempio di poter contrarre malattie, di aver chiuso il gas, di aver fatto qualcosa di riprovevole.

Le compulsioni sono rituali, comportamenti che seguono le ossessioni e si ripetono in maniera rigida e schematica. Chi ne soffre non riesce a interromperle o a modificarle, seppur siano, a differenza delle ossessioni, intenzionalmente attuate per ridurre lo stato ansioso generato dalle ossessioni.

Le compulsioni sono sostanzialmente di tre tipi. A seconda dello scopo che perseguono, si classificano in preventive, riparatorie o propiziatorie, che hanno rispettivamente lo scopo di prevenire eventi spiacevoli, di riparare qualcosa di negativo che il soggetto pensa di aver attuato o ha attuato e quelli propiziatori lo scopo di far sì che “le cose vadano bene”.

Alla base di queste compulsioni vi sono distorsioni cognitive sulla base delle quali chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo attribuisce le cause degli eventi che accadono o potrebbero accadere.

disturbo ossessivo compulsivo
Chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo percepisce la sua mente come un’entità estranea.

Il disturbo ossessivo compulsivo: quali sono le cause

Come per ogni patologia, le cause sono potenzialmente bio-psico-sociali: vi può quindi essere una componente genetica, una psicologica relativa alle modalità cognitive-emotive e comportamentali di funzionamento dell’individuo e un ambiente relazionale che in qualche modo favorisce e alimenta il disturbo.

La diagnosi di personalità svolta attraverso test proiettivi come il Rorscharch e Il Thematic Apperception Test insieme ad una raccolta anamnestica approfondita, sono il punto di partenza imprescindibile per poter comprendere le basi su cui si è strutturato il doc e quindi il trattamento elettivo.

A grandi linee, dal punto di vista psicologico, in una personalità nevrotica, quindi caratterizzata dal conflitto tra due istanze psicologiche opposte, come ad es dovere/piacere, le cause potrebbero essere da ricercarsi nell’ insicurezza, nella paura di perdere il controllo, nell’ incapacità a tollerare il limite e tutto ciò che non si può controllare (il futuro)..

Nei bambini, nei preadolescenti e negli adolescenti può essere sintomo di una crisi evolutiva ovvero di una percezione di non avere adeguate risorse per affrontare i compiti di sviluppo della fase di vita in cui si trovano.

Nella personalità psicotica il sintomo è il risultato di un adattamento alla realtà non altrimenti tollerabile. In questo caso la presa in carico è anche psichiatrica con possibilità di prescrizione farmacologica.

Il meccanismo del disturbo ossessivo compulsivo: la tentata soluzione che alimenta il problema.

Giorgio Nardone nello spiegare il meccanismo del doc porta l’esempio di un paziente che, interrogato dallo psichiatra sul perché battesse continuamente le mani, risponde “per scacciare gli elefanti”. All’osservazione dello psichiatra, relativa al fatto che nel luogo in cui vivevano non c’erano gli elefanti, il paziente replica affermando che non c’erano elefanti proprio perché lui li scacciava battendo le mani.

Questo esempio è esplicativo del meccanismo del doc: la persona che ne soffre teme qualcosa (nel caso gli elefanti) e mette in atto una compulsione, (solitamente un comportamento bizzarro, al di fuori di ogni logica) per affrontare la paura (battere le mani) convincendosi che è proprio grazie a quel comportamento che non si verifica ciò che teme (che ci siano elefanti). È dunque evidente come il meccanismo del doc si autoalimenti in maniera esponenziale nel tempo, attraverso un circolo vizioso che , dal  punto di vista cognitivo comportamentale può essere così descritto: le ossessioni generano ansia alla quale il soggetto risponde con le compulsioni, che provocano sollievo momentaneo , ma che richiamano le ossessioni.

Quale psicoterapia per curare il disturbo ossessivo compulsivo?

È quindi necessario che il trattamento del disturbo vada a rompere il circolo vizioso, permettendo alla persona che soffre di doc di sperimentare che ci sono modi differenti per placare l’ansia indotta dalle ossessioni, e permettendo alla persona di capire che l’ossessione è il sintomo di altro, solitamente di una paura a cui è possibile dar voce in seduta.

Le evidenze scientifiche propendono per la terapia cognitivo –comportamentale e per la terapia breve strategica quali cure elettive e di successo per il doc.

La prima va a lavorare sulle distorsioni cognitive alla base del doc, e utilizza la strategia dell’esposizione con prevenzione della risposta, secondo la quale il soggetto che soffre di doc viene guidato ad esporsi alla paura resistendo nel mettere in atto la compulsione. Questo permetterebbe al soggetto di sperimentare modi alternativi di gestione dell’ansia generata dall’ossessione, verificando che quanto temuto non si verifica anche se non mette in atto la compulsione.

La seconda invece lavora attraverso prescrizioni effettuate in modo persuasivo, con un linguaggio quasi ipnotico, permettendo la guarigione del sintomo attraverso stratagemmi che consentono al paziente di “solcare il mare all’insaputa del cielo” (cit. Nardone G.) ovvero di attuare dei comportamenti volti al cambiamento e quindi alla remissione del sintomo senza esserne consapevole, in quanto sono coerenti con la logica del disturbo.

Il doc è infatti caratterizzato da un’alta resistenza al cambiamento: secondo il modello della psicoterapia breve strategica la consapevolezza della necessità del cambiamento non è sufficiente per cambiare, e allo stesso modo, prescrizioni esplicitamente volte al cambiamento, altro non fanno che alimentare la resistenza al cambiamento. Secondo questo modello é dunque necessario che anche il cambiamento avvenga al di sotto della soglia della consapevolezza.

Personalmente, utilizzo un’integrazione tra i due modelli teorici affiancandone poi uno più psicodinamico volto a lavorare sui fattori eziologici del disturbo che permangono nel qui ed ora; inoltre dedico sessioni specifiche al rilassamento, alla meditazione attraverso la mindfulness e all’alfabetizzazione emotiva: chi soffre di doc spesso teme le emozioni e anzichè lasciarle fluire le “copre” con i rituali comportamentali.

Se vuoi saperne di più in merito al disturbo ossessivo compulsivo, segui la mia pagina Instagram dove regolarmente pubblico video e contenuti psicologici .

Se vuoi iniziare un percorso di cura per il doc,  puoi contattarmi qui.

Laura Volontieri Psicologa Legnano – psicoterapeuta Legnano

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