La resistenza al cambiamento

Indice: La resistenza al cambiamento

Quando cambiare fa paura

L’unica costante della vita è il cambiamento.

Buddha

La vita può essere definita come un susseguirsi di cambiamenti: il modo in cui ci si relaziona al cambiamento diviene quindi rilevante per il proprio benessere.

Il cambiamento lo si può attendere, subire oppure creare attivamente. In ogni caso è fondamentale saperlo accettare e sapersi adattare ad esso.

“Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.”

C.Darwin

Mentre al cambiamento fisico, alla crescita e all’invecchiamento non ci si può opporre, a livello psicologico le cose sono un po’ diverse. Potremmo infatti accorgerci di voler cambiare determinati comportamenti o modalità di pensare e di relazionarci agli altri, e di essere allo stesso tempo bloccati nell’agire questi cambiamenti.

La resistenza al cambiamento è il meccanismo psicologico che spiega questa ambivalenza e che ci blocca nel momento in cui ci troviamo a dover decidere se  abbandonare il vecchio per il nuovo, trattenendoci “al sicuro” nella cosiddetta “zona di comfort”.

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Cambiamento fa rima con ignoto, nuovo, ma anche fatica, impegno, coraggio, voglia di mettersi in gioco. Il suo motore è la motivazione , ma non basta. Così come non basta la consapevolezza razionale della necessità di cambiare a fronte di situazioni che ci provocano sofferenza e malessere.

 “Il potere” nel favorire o meno un cambiamento lo detengono infatti le emozioni: il più delle volte è la paura che ci ostacola nella trasformazione. La paura di ciò che non si conosce, di non essere all’altezza, di non saper gestire la solitudine, del fallimento, dell’errore.

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Le frecce grigie rappresentano i fattori che ci trattengono dal cambiamento, che va in direzione opposta ed è rappresentato dalla freccia nera

“È come quando vuoi tuffarti in una piscina e temi che l’acqua possa essere fredda ma sei consapevole che quando ti sarai buttato andrà tutto bene. È soltanto la paura dello shock che ti trattiene. In sostanza l’unica cosa di cui hai paura è il passaggio da uno stato all’altro. Ma non può farti male perché è soltanto un cambio di stato.”

Rasmus Hardiker – Harry

Per questi motivi per molti il cambiamento costituisce una vera e propria minaccia che mette a rischio le proprie sicurezze. Ma il paradosso risiede proprio nel fatto che quanto più si evita il cambiamento illudendosi così facendo di mantenersi “al sicuro”, tanto più si perde la propria sicurezza, perchè si fonda su presupposti ingannevoli, come ad esempio l’attaccamento a ciò che si conosce, che dà l’illusione di controllo e padronanza in quanto familiare. Ma di illusione, appunto, si tratta.

La resistenza al cambiamento: cambiare costa energia e fatica

Siamo organismi viventi e in quanto tali, tendiamo all’omeostasi, all’equilibrio, a mantenere lo status quo.

E questo non vale solo a livello fisico (basti pensare alla capacità del corpo di regolare la sua temperatura interna), ma anche a livello psicologico. Siamo programmati per evitare al massimo lo spreco di energie: per questo tendiamo a ripetere gli stessi comportamenti nel tempo fino a farli diventare abitudinari, e quindi svolgibili  automaticamente, col il minor spreco di risorse.

Pensiamo ad esempio al tragitto casa-lavoro. Percorrendolo ogni giorno quel tragitto è diventato un’abitudine, e in quanto tale viene svolta in automatico . Se ci trovassimo nella situazione di dover cambiare strada, dovremmo improvvisamente mobilitare le nostre energie nei termini di attenzione, impegno e fatica. Il “pilota automatico” lascerebbe il posto alla “mente del principiante” , quella che utilizziamo tutte le volte che dobbiamo imparare qualcosa di nuovo.

Cambiare strada implica accettare la possibilità dell’errore, di arrivare in ritardo perché non la si conosce, in una parola implica l’aver a che fare con delle variabili al di fuori del proprio controllo, quelle che chi rifugge il cambiamento teme intensamente.  Quindi implica il saper tollerare i propri limiti, ma allo stesso tempo di aver chiaro quali sono le proprie risorse, le proprie possibilità e le proprie sicurezze.

Chi ha paura del cambiamento spesso non tollera l’incertezza, perché non ha chiare nemmeno le proprie certezze.

Superare la resistenza al cambiamento: affrontare la paura  ti permette di evolvere

Il più grande spreco del mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.

Ben Herbster

Decidere di cambiare può portarti ad evolverti , proprio come nel caso in cui, decidendo di percorrere una nuova strada, puoi scoprire che è più agile di quella conosciuta perché è meno trafficata.

Se non riesci , perché prevalgono le tue paure e preoccupazioni, hai due opzioni: o rimani bloccato nel limbo, tra il vecchio – il problema – e il nuovo – ciò che desideri , nella cosiddetta “fear zone” oppure puoi decidere di affrontare e apprendere come superare le tue paure e intraprendere un percorso di psicoterapia, ovvero un percorso guidato di cambiamento e crescita personale .

È infatti solo affrontando le proprie paure che si può accedere al livello successivo, quello  che ci permette di scoprire le nostre risorse e di testare i nostri limiti  (learning –zone), che conduce alla crescita e all’evoluzione di sé (growth zone).

Comfort zone –> Fear zone –> Learning zone –> Growht zone

Se la comfort zone rappresenta la sicurezza, la fear zone è la perdita di sicurezza necessaria per accedere al livello successivo, quello che permette la crescita e quindi il miglioramento di sé.

La resistenza al cambiamento: come ti aiuta la psicoterapia

Se le persone riuscissero a cambiare da sole, in maniera fluida e lineare, non esisterebbe la psicoterapia, non esisterebbero sintomi, né patologie psicologiche.

La verità è che è proprio perché cambiare non è facile, perché ci si ostina a stare in un paio di pantaloni che non vanno più bene, che si sviluppano sintomi e blocchi nel percorso di vita.

La psicoterapia è per eccellenza il contesto in cui terapeuta e paziente sono alleati in vista del  raggiungimento di un obiettivo che implica il cambiamento.

Paziente e terapeuta collaborano, l’uno esperto di se stesso, e l’altro delle tecniche psicologiche e psicoterapeutiche,  delineando insieme in maniera graduale quel sentiero che porta il paziente, ma anche un po’ il terapeuta, a trasformarsi. 

Quali sono i presupposti fondamentali al fine di poter affrontare e superare la resistenza al cambiamento in terapia?

  1. La costruzione di una relazione di fiducia tra paziente e terapeuta che permetta la creazione dell’alleanza terapeutica
  2. La capacità del terapeuta di far sentire il paziente accolto così come è e non giudicato: in questo modo si favorisce l’apertura e la sintonizzazione emotiva

Questi presupposti favoriscono la possibilità utilizzare la resistenza al cambiamento del paziente come una preziosa occasione per lavorare sui fattori cognitivi ed emotivi che la alimentano.

I seguenti step sono quelli che favoriscono il cambiamento in quanto vanno a lavorare sulle emozioni che lo ostacolano e su quelle che favoriscono lo sviluppo delle cosiddette “potenzialità evolutive”, l’altra faccia della medaglia della resistenza al cambiamento.

  1. Chiarezza: definisci il cambiamento che vuoi ottenere definendo il problema e formulando un obiettivo che sia “S.M.A.R.T.” (Specifico, Misurabile, Achieveble- realizzabile, Relevant- rilevante per te  e Time –based – scadenzato) oltre che auto-riferito ed ecologico.
  2. Connettiti con le tue emozioni : Immagina te stesso una volta che avrai raggiunto l’obiettivo del cambiamento e focalizzati sulle emozioni e sensazioni che provi. Poi ritorna nel qui ed ora e fai lo stesso. Quale emozione prevale attualmente?
  3. Impara a usare le emozioni a tuo vantaggio: la paura ci permette di attrezzarci per divenire coraggiosi, la rabbia può essere trasformata in grinta e divenire azione costruttiva, la sorpresa di permette di ricordarci di essere pronti all’imprevisto e a stupirci di fronte a ciò che non pensavamo di essere in grado di fare, la gioia a fermarci per goderci dei risultati ottenuti, la tristezza, che è necessario elaborare ciò che abbiamo perso.
  4. Agisci: suddividi l’obiettivo in micro-obiettivi a breve scadenza. Quindi identifica la prima azione che puoi fare per cambiare …e falla subito!
  5. Complimentati con te stesso: Hai tramutato la preoccupazione in azione orientata al cambiamento e questo ti permette di comprendere che il cambiamento non è da 0 a 100 in un momento , da off a on, da tutto a nulla: il cambiamento è un processo che si snoda nel tempo.

Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è.

Buddha

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Il cambiamento diviene quindi possibile, azione dopo azione, e smette di essere quella cosa così grande, idealizzata che si temeva. Inoltre si scopre presto cambiando, che anche il cambiamento passa, diviene abitudine,  che necessita di essere cambiata, e così via in un percorso che ciclicamente si ripete e che puoi allenarti ad affrontare, giorno dopo giorno, cambiamento dopo cambiamento.

Dott.ssa Laura Volontieri Psicologa Psicoterapeuta

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