L’intelligenza emotiva può essere considerata “il fattore X delle persone felici” in quanto è quella parte dell’intelligenza che permette all’individuo utilizzare le emozioni a proprio vantaggio.
L’intelligenza emotiva permette infatti alle persone di riconoscere e discriminare le emozioni in se stessi e negli altri, di gestirle e quindi di tradurle in comportamenti funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi di vita.
È grazie all’intelligenza emotiva, ad esempio, che una persona può decidere di andare oltre un insuccesso professionale per darsi un’altra possibilità, tramutando la rabbia in grinta per ripartire. E ancora, è grazie all’intelligenza emotiva che un bambino decide di cedere il suo gioco preferito al fratello per farlo felice: in questo caso è l’empatia che lo muove, che gli permette di agire dei comportamenti coerenti e allineati col sentire dell’altro.
La scienza afferma che le persone emotivamente intelligenti riescono ad avere più successo a livello professionale e ad avere relazioni più soddisfacenti rispetto a chi non ha sviluppato le abilità che ne derivano nei termini di empatia, assertività, perseveranza e resilienza.
Saper gestire le emozioni permette inoltre alle persone di esporsi ad un rischio inferiore di sviluppare patologie depressive, dipendenze, disturbi d’ansia e di agire l’aggressività in maniera distruttiva.
Per questo è molto importante che l’intelligenza emotiva venga coltivata fin da bambini, attraverso un’educazione alle emozioni. Ma ..andiamo con ordine e vediamo insieme cosa sono le emozioni.
Cosa sono le emozioni?
Le emozioni sono “competenze senza comprensione” (D.Dennet, 2018) in quanto ci permettono di adattarci e sopravvivere tanto all’ambiente esterno quanto alle dinamiche interiori. Sono “competenze” in quanto si traducono in capacità nel momento in cui siamo in grado di ascoltarle ed esprimerle in maniera costruttiva; sono “senza comprensione” in quanto prescindono dalla mente razionale, e anzi, la sovrastano. Ne una testimonianza il fatto che più la mente razionale cerca di controllarle, e più le emozioni sfuggono al suo controllo, facendoci perdere letteralmente il controllo: ad esempio, più cerco di controllare l’imbarazzo di parlare in pubblico, e più la probabilità di arrossire e di evidenziarlo aumenta.
Le emozioni sono definite dalla maggior parte degli studiosi come reazioni psicofisiologiche adattive incoscienti, innescate da percezioni.
Sulla base di questa definizione, le emozioni primarie possono quindi essere ridotte a quattro (Nardone, 2019) sensazioni di base: paura, rabbia, piacere e dolore. Queste quattro emozioni universali sono la leva per la stragrande maggioranza dei cambiamenti sia terapeutici sia della prestazione dell’individuo.
Le emozioni vanno educate per prevenire patologie e malesseri psicologici. Educare alle emozioni aumenta l’autostima in quanto mette l’individuo nelle condizioni di saper padroneggiare con fiducia una parte di sé, e gli fa sviluppare un senso di autoefficacia.
In particolare, il dolore va educato per prevenire la depressione, il piacere per prevenire le dipendenze-disordini alimentari , la paura per prevenire fobie e panico invalidanti, la rabbia per evitare agiti distruttivi. E questo vale sia per l’adulto che per il bambino.
Nessuno di noi può illudersi di non essere soggetto alle emozioni, per questo è importante imparare a “cavalcarle”, grazie allo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Educare alle emozioni: non puoi educare se non sei “educato” tu per primo
Il principio di base è quello per cui i bambini assorbono i modi di fare, di dire e di essere degli adulti riferimento anche in merito all’espressione e alla gestione delle emozioni. In famiglie dove si tende a mascherare le emozioni e a non parlarne, è più facile che i bambini le tengano dentro e le convertano in sintomi somatici, mentre nelle famiglie con alti livelli di emotività espressa è più facile che le emozioni vengano subite e non gestite e quindi espresse in modalità particolarmente intense.
È necessario quindi in primis, come sempre nel contesto educativo, che sia l’adulto a lavorare su di sé prima, per poter agire in maniera funzionale ed efficace poi, nella relazione con i figli.
Tieni sempre a mente che “si educa quando non si pensa di farlo” attraverso il proprio esempio. Quindi sviluppa in primis una capacità di auto-osservare su come esprimi le emozioni e se necessario lavoraci per migliorarla (la psicoterapia è una soluzione molto efficace per problematiche emotive!). Osserva se tendi a non modulare la rabbia, se attui comunicazioni contradditorie (es: “non urlare” urlato ad alta voce) e allenati per correggerti.
Le sfide delle emozioni:
Qui di seguito un breve vademecum sulla gestione emotiva per adulti e bambini:
- Piacere : se te lo concedi, potrai rinunciarvi, se non te lo concedi diventerà irrinunciabile. L’unico modo per imparare a gestirlo è concederselo poco alla volta ma regolarmente.
- Rabbia: creare degli argini per evitare che l’acqua del fiume in piena crei danni. Quindi canalizzarla perché diventi grinta, ad esempio nello sport agonistico.
- Paura: ciò che eviti diventa panico, ciò che affronti, coraggio. Evitare di evitare è la soluzione per superare le tue paure.
- Dolore: va vissuto, non ignorato. Per uscirne dobbiamo passarci in mezzo.
Vietato dire “non piangere!”. Il messaggio che passa è :piangere è sbagliato, non serve, non va bene..tu sei sbagliato. In verità accogliere l’emozione significa anche tollerare che i nostri figli piangano, si arrabbino, soffrano, ma insegnare loro che è tutto passeggero, sviluppando in loro la fiducia di vedere l’arcobaleno all’orizzonte.
L’intelligenza emotiva: il cervello da 0 a 6 anni
Prima di addentrarci nelle strategie per favorire lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nei bambini – e mi riferisco ai bambini in età infantile e pre-scolare, è necessario considerarne le caratteristiche dello sviluppo cognitivo ed affettivo.
Dalla nascita ai primi 6 anni di vita il cervello del bambino, seppur in costante e graduale sviluppo, non è ancora sviluppato in modo tale da permettergli una modulazione consapevole dell’emozione. La corteccia prefrontale, l’area del cervello deputata al ragionamento, alla pianificazione e organizzazione , le cosiddette funzioni superiori, non è infatti ancora pienamente sviluppata.È quindi necessario un adulto che sia in grado di adeguare la propria comunicazione e il proprio comportamento al bisogno del bambino. È la norma piuttosto che l’eccezione, ad esempio, che un bambino a 2 anni pianga a dirotto quando è particolarmente stanco , anziché comunicarlo a parole. Un genitore emotivamente intelligente sarà in grado di coglierne il bisogno, anziché giudicare negativamente il comportamento come “capriccio”.
Ma vediamo quindi come sviluppare l’intelligenza emotiva nei bambini attraverso atteggiamenti e comportamenti concreti .
Come sviluppare l’intelligenza emotiva nei bambini: la Top Ten
- Lavora in primis sulla tua intelligenza emotiva (vedi paragrafo sopra)
- No giudizio: Accogli l’emozione nel bambino senza mai svalutarla, sminuirla o ridicolizzarla. L’emozione è qualcosa di fisiologico che fa parte del tuo bambino, pertanto non giudicarla. Non è giusta o sbagliata, ma semplicemente “è” e c’è come risposta adattiva.
- Nomina l’emozione: per i più piccoli è molto importante dare un nome all’emozione. Possono inoltre essere utili anche lavoretti come ad esempio il barattolo delle emozioni, per sviluppare la capacità di scindere l’emozione da sé stessi.
- Empatizza con le sue emozioni per aiutarlo a sviluppare empatia: Convalida l’emozione legittimandola. Mostra quindi empatia e comprensione dello stato d’animo dei tuoi figli, in modo da poterti sintonizzare su di loro. È più facile guidare una persona che sa di essere capita da noi, piuttosto che una che si sente giudicata.

- Insegna a modulare la rabbia utilizzandone l’energia in maniera costruttiva: Guida i tuoi figli nell’espressione dell’emozione: non possiamo controllare come ci sentiamo, ma possiamo gestire il nostro modo di esprimerlo al di fuori di noi, in modo che sia funzionale alla comunicazione dei bisogni che sottostanno all’emozione. Anziché lanciare e distruggere perché sei arrabbiato, puoi stropicciare un cuscino (e quindi evitare il danno) o farti una corsa, oppure saltare (e quindi fare qualcosa di piacevole).
- Genera fiducia nei processi fisiologici: Veicola il messaggio che l’emozione è sempre un’amica, non esistono emozioni positive ed emozioni negative: anche la rabbia, la tristezza e la paura hanno una funzione molto importante, e connotarle negativamente altro non farebbe che indurre avversione nel bambino che le prova, con la conseguenza di impattare negativamente sulla sua autostima e sulla sua capacità di gestirle e quindi superarle.
- Favorisci una comunicazione assertiva delle proprie emozioni e dei propri bisogni, e inizia tu raccontando la verità e non scuse quando ad esempio non vuoi concedere qualcosa al tuo bambino.
- Favorisci lo sviluppo della resilienza tollerando in primis tu i suoi errori, e addestrandolo ad un atteggiamento di sfida di fronte alle difficoltà: proponigli, ogni tanto un gioco o un compito che connoterai come difficile, e valorizza il suo impegno nel portarlo a termine.

- Aiutalo a coltivare attività piacevoli e gratificanti: favorisci lo sviluppo di hobby, lo svolgimento regolare dell’ attività sportiva…sono aree di piacere indispensabili al benessere psico fisico per tutta la vita, e più che mai nei momenti difficili.
- Aiuta il tuo bambino a imparare a tollerare la frustrazione, capacità che rende un adulto equilibrato e sereno. In che modo? Allenandolo alla mancanza. Tieni a mente che “meno è meglio”, oppure “lessi is more”, meno è di più. Quindi non esaudire ogni suo desiderio, ma anzi, abitualo a ricevere qualche no. Imparerà che al no si sopravvive, e gli insegnerai ad essere creativo, e a fare di necessità virtù.
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