Vissuto corporeo e disturbi del comportamento alimentare: quale nesso e quale cura?

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Vissuto corporeo e immagine corporea

Il corpo è la casa che abiteremo tutta la vita.

Si può dunque comprendere come un vissuto di malessere o al contrario di benessere nei riguardi del proprio corpo comporti un vissuto della stessa qualità che si estende a livello pervasivo della vita personale dell’individuo.

L’immagine corporea , ovvero

 “La rappresentazione mentale conscia, principalmente visiva, del nostro corpo e il nostro atteggiamento percettivo, cognitivo ed affettivo nei confronti di essa” (Gallagher, 2000)

condiziona fortemente il modo di vivere il nostro corpo, il rispetto che ne abbiamo , quindi la conseguente cura e attenzione ai suoi segnali, piuttosto che un disinteresse e una trascuratezza.

L’immagine corporea può essere distorta, e quindi non corrispondere alla realtà, laddove vi sia una alterazione nella sua percezione, dovuta solitamente a fattori psicologici e affettivi o ad una dismorfofobia, per la quale chi ne soffre sviluppa eccessiva preoccupazione per difetti fisici immaginari o comunque di entità inferiore rispetto a quanto percepito.

Disturbo dell’immagine corporea e disturbi del comportamento alimentare: quando la tentata soluzione diventa il problema

Quello che emerge dalle ricerche scientifiche è che laddove vi sia un  disturbo dell’immagine corporea  è spesso presente in chi ne soffre una componente comportamentale, nei termini di comportamenti rivolti al corpo e che possono andare a modificare, manipolare o controllarne le forme. Questa componente comportamentale può riguardare il ricorso a restrizioni alimentari, attività fisica intensa, il sottoporsi a pratiche ornamentali come piercing e tatuaggi volte a modificare l’aspetto del corpo in maniera importante e pervasiva.

vissuto corporeo disturbi del comportamento alimentare

L’ossessione per il proprio corpo a livello estetico caratterizza chi ha un disturbo dell’immagine corporea.

Quella che viene messa in atto dall’individuo con l’intenzione di soluzionare il problema di un corpo che non piace dal punto di vista soggettivo -ovvero i tentativi di controllare la forma del proprio corpo attraverso ad esempio diete, manipolazioni della fame e allenamenti intensi – è la tentata soluzione che mantiene il problema. L’individuo scoprirà infatti ben presto che tali comportamenti portano ad una perdita di controllo sul corpo stesso, portando a dimagrimenti pericolosi, a ingrassare, o ancora a perdere il piacere di alimentarsi.

Si instaurano infatti, facilmente, come conseguenza dei tentativi di manipolare il proprio corpo, meccanismi ossessivi-compulsivi che sono la base di vere e proprie patologie alimentari come l’anoressia nervosa e la bulimia.

Modificare la percezione del proprio corpo modificando il rapporto con i bisogni

Chi ha una dispercezione dell’immagine corporea ha un focus sull’estetica e sull’apparenza a discapito di funzione e bisogni del proprio corpo.

Vi è un gap percepito tra corpo reale e corpo ideale, spesso amplificato in quanto il gap stesso genera sofferenza e sentimenti di avversione e frustrazione nei confronti del sé corporeo e globale della persona.

Il corpo viene ridotto a involucro, a ciò che gli altri vedono. I bisogni che esprime nei termini di fame e sonno sono visti come dei nemici da manipolare, in quanto la persona è vittima di una convinzione erronea, per la quale se soddisfa il bisogno non può raggiungere l’ideale estetico che ha in mente. Quindi si ritrova a trascinarsi in palestra anche se stanca, o a manipolare il senso di fame attraverso restrizioni a cui possono conseguire abbuffate.

E il corpo spesso si ribella a schemi imposti , succube di una mente incatenata in convinzioni ingannevoli e percezioni distorte.

A livello psicologico la persona è chiusa in una ossessione sul corpo e sul cibo che la fa ristagnare a livello dei bisogni primari fisiologici: se i bisogni fisiologici  non vengono soddisfatti e tutte le energie dell’individuo solo tese al tentativo di manipolarli, diventa impossibile pensare ad altro: coltivare relazioni, evolversi, realizzarsi.

Vissuto corporeo e disturbi del comportamento alimentare: come intervenire

Per cambiare la percezione del corpo, il corpo da immagine che riflette lo specchio, che viene solo vista, deve passare a realtà sentita. Attraverso un percorso di psicoterapia breve focale e strategico la persona viene guidata attraverso prescrizioni calzate sul singolo caso a sperimentare che se mangia per fame, se mangia ciò che le piace, se si ascolta, il suo corpo non si sforma, non ingrassa, non si modifica rovinosamente.

La persona viene ri-educata a sentire il corpo e a sintonizzarsi sui modi attraverso i quali esprime i bisogni. Attraverso la psicoterapia la persona ristruttura la valenza negativa del bisogno, imparando a “fare pace” con esso. Il bisogno infatti altro non è che la manifestazione psico fisica di uno stato di mancanza, per colmare il quale siamo fisiologicamente predisposti ad agire, per mantenere una condizione di equilibrio, anche del peso forma.

E il corpo sa ciò di cui ha bisogno. Non siamo programmati per ingrassare né per “sformarci”. Ed è solo nel momento in cui si accettano i limiti eventuali estetici del proprio corpo che si può lavorare per migliorarli in maniera costruttiva e nel rispetto del proprio corpo.

Vissuto corporeo e disturbi del comportamento alimentare: un aiuto dalla Mindfullness

Un prezioso aiuto nel mio approccio al trattamento dei  disturbi dell’immagine corporea e  degli eventuali disturbi del  comportamento alimentare associati,  deriva dalla pratica della mindfullness.

Se vuoi approfondire come la mindfulness può aiutarti a prenderti cura di te stesso e del tuo corpo, leggi il mio articolo su mindfulness e cura del corpo qui.

In seduta introduco la persona a scoprire cosa è la mindfulness attraverso un’esperienza guidata della mindfulness stessa, che può essere continuata regolarmente in autonomia tra una seduta e l’altra.

La mindfullness ha come capisaldi accettazione e non giudizio: proprio ciò che la persona che soffre per l’immagine corporea che non la soddisfa non riesce a fare.

Attraverso la pratica della mindfulness la persona impara gradualmente ed efficacemente a stare in ciò che c’è dentro e fuori di sé – quindi anche a stare nella propria pelle –  e a non giudicarsi, sviluppando accettazione e un atteggiamento di compassione e di “amorevole gentilezza” verso se stessa.

Parallelamente riesce a focalizzarsi con maggiore lucidità nei confronti di tutto ciò che può cambiare, e riesce a convogliare le sue energie proprio lì, anziché sprecarle laddove il cambiamento è impossibile.

La Mindful eating: l’unica dieta che ti serve è quella che non fai!

Una branca della mindfulness che calza a pennello nelle situazioni in cui il disturbo dell’immagine corporea è associato a disturbi del comportamento alimentare è la mindful eating, un atteggiamento nei confronti del cibo e del proprio modo di alimentarsi che favorisce l’ascolto dei propri bisogni e che abolisce la concezione di “dieta” come privazione. La mindful eating insegna ad assecondare i propri bisogni per rispettare il proprio corpo, nutrendolo e allenandolo nella maniera più funzionale al proprio benessere psico-fisico.

In seduta trasmetto alla persona tecniche ed esercizi che potrà far propri e utilizzare al bisogno proprio per trasformare il proprio modo di prendersi cura di sé, che diventerà da manipolatorio a responsivo del bisogno.

E nulla può generare più soddisfazione, in quanto

“Si può essere soddisfatti solo di ciò di cui si ha veramente bisogno” cit. Gislon.

Se pensi di avere un rapporto difficile con la tua immagine riflessa allo specchio, e/o soffri di un disturbo del comportamento alimentare, non esitare a contattarmi: qui.

Un percorso di psicoterapia in presenza o a distanza può svoltarti la vita!

Psicologa Psicoterapeuta Legnano

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